Ngorongoro e il due di spade

Parte I

Ngorongoro spesso viene confuso con uno dei parchi naturali nazionali tanzaniani. Il NCA, Ngorongoro Conservation Area è invece un’area protetta immediatamente adiacente al Parco Serengeti che nel 2019 è stata oggetto di un monitoraggio da parte del World Heritage Center per verificarne lo stato di conservazione.

Il risultato che ne è uscito è un “Rapporto dell’Unesco datato 4 marzo 2019 di cui si è parlato pochissimo. Ne emerge un’analisi complessa e un invito ad una maggior attenzione sia per quanto riguarda lo stato di conservazione dei siti archeologici che per le popolazioni autoctone e la loro sussistenza così come per la fauna selvatica che dev’essere protetta anche dall’infiltrazione di specie non autoctonee dal bracconaggio.

Come deciso dalla commissione congiunta con WHC (World Heritage Center), IUCN (International Union for Conservation of Nature), ICOMOS (International Council on Monuments and Sites) riunitasi a Cracovia nel 2017, la missione composta da Edmund Moukala (UNESCO), Pascal Taruvinga (ICOMOS) e John Zulu (IUCN)  ha visitato la riserva di Ngorongoro (NCA, Ngorongoro Conservation Area) al fine di monitorare lo stato di conservazione del sito con particolare attenzione al sito di Laetoli dove nel 2014 sono state scoperte le impronte di ominidi primitivi e, in secondo luogo, la condizione della viabilità del parco.

Sono state consultate e coinvolte tutte le rilevanti autorità tanzaniane: l’autorità dei parchi tanzaniani (TANAPA), il ministero delle risorse naturali e del turismo, l’associazione tanzaniana dei tour operator (TATO), quella degli albergatori (HAT) oltre agli ingegneri che seguono il progetto. Il gruppo in particolare ha visitato il sito di Laetoli, il cratere e il Museo Olduvai Gorge.

Secondo quanto riportato nel documento, il governo tanzaniano conta di portare a termine nei prossimi sette anni la suddivisione dell’area protetta di Ngorongoro, programma che prevede l’allontanamento della popolazione autoctona dai 90000 minuscolivillaggi ivi distribuiti e la creazione di nuove quattro aree in cui verrà impedito di accedere alle abitazioni, di pascolare il bestiame e di coltivare il terreno.

L’Unesco ha invitato il governo a rivedere questo programma che andrà ancora una volta a danneggiare le popolazioni indigene (la maggior parte Maasai),la cui cultura non viene protetta né conservata.

La missione ha rilevato che, se da un lato sono stati fatti dei progressi relativamente al piano di gestione generale, della suddivisione della riserva a seconda della destinazione d’uso e delle iniziative atte a prevenire il bracconaggio, dall’altro non sono state prese misure sufficienti per limitare il numero di incidenti causati dalla guida spericolata di alcuni autisti delle auto da safari all’interno dei percorsi del parco.Non sono stati fatti aggiornamenti né ricerche recenti sui cambiamenti correlati all’economia di  sussistenza delle popolazioni che risiedono all’interno del parco e si è resa improrogabile un’indagine etnografica che possa rendere conto delle pratiche e delle credenze delle popolazioni indigene.

Un’indagine di questo tipo è necessaria per evidenziare le potenziali insidie e allo stesso tempo le opportunità legate all’intenzione del governo di ricollocare dette comunità in aree protette.

Mancando la prospettiva di una strategia basata su linee guida e politiche idonee alla tutela, un approccio armonico e integrato a protezione dell’eredità culturale, mancando informazioni aggiornate sui futuri sviluppi dell’area e un sistema di monitoraggio che includa ESIA (Environmental and Social Impact Assessment) e CHIA (Cultural Heritage Impact Assessment), la missione ha rilevato una serie di problematiche che riguardano gli investimenti turistici del programma di management del NCA.

L’impatto visivo delle nuove costruzioni edegli insediamenti all’interno dell’area destano grandi preoccupazioni vista e considerata la totale assenza di linee guida e normative a tutela delle costruzioni e degli insediamenti esistenti. Quindi nel sito, pur mantenendo il proprio OUV (Outstanding Universal Value) valore universale eccezionale, si rilevano minacce incombenti e degrado complessivo in particolare per il sito di Laetoli.

Le precedenti raccomandazioni del World Heritage Center sono rimaste inascoltate dal governo tanzaniano.

affrontare le problematiche delle comunità ivi residenti con un approccio olistico in modo da mantenere il valore universale del sito e allo stesso tempo trasformare i bisogni della comunità in processi operativi a difesa delle invasioni di organismi ed animali non appartenenti all’habitat e infineproteggere la conservazione dei siti archeologici. La missione ha inoltre rilevato la mancanza di coinvolgimento delle parti interessate nelle materie di argomento comune quali la capacità ricettiva turistica (al limite) e la mancanza di informazioni sugli sviluppi attuali e futuri del sito.

Per quanto riguarda la sostenibilità, la missione ha raccomandato al governo tanzaniano di continuare a cercare soluzioni alternative che siano compatibili con le convenzioni e le norme internazionali, ha raccomandatoaltresì di completare il modello di utilizzo variabile della terra condividendo i risultati con il WHC e gli altri enti preposti al fine di trovare un modello appropriato di suddivisione della terra che includa la problematica della riallocazione delle comunità in aree protette.

La missione suggerisce di rafforzare il monitoraggio della fauna selvatica, di intensificare l’antibracconaggio e di trovare alternative per controllare l’invasione di specie non autoctone.

Per quanto riguarda i siti archeologici si raccomanda di dare priorità alla stesura di una strategia per la conservazione dell’eredità culturale stanziando fondi e investendo in risorse umane.

È necessaria la creazione di un database relativo ai siti di interesse culturale.

La missione raccomanda di implementare e integrare l’approccio attualmente troppo frammentario e compartimentalizzato della governancerivedendo l’attuale struttura e implementando il monitoraggio , definendo e organizzando una commissione per la tutela della cultura tradizionale che includa un dipartimento per le antichità.

È necessario creare un comitato, in alternativa implementando quello esistente del parco Serengeti, di cui NCA è parte integrante, condividendo lo stesso ecosistema, comitato che:

  • deve includere il monitoraggio di EIA e CHIAe non può dimenticare l’importanza dello sviluppo del turismo, la necessità di una strategia di una visione limpida e rispettosa delle OUV;
  • deve definire le capacità ricettive del NCA, monitorare e rilevare le criticità.
  • deve limitare nuovi sviluppi interni o provenienti da finanziatori esterni, fissando delle moratorie ad ogni nuovo sviluppo
  • deve predisporre, per quanto riguarda il sito di Laetoli, degli interventi di risanamento, ricostruzione e conservazione.

È encomiabile da parte del governo tanzaniano il sostegno attivo alla comunità Maasai sia dal punto di vista economico che per quanto riguarda i beni di prima necessità ma si tratta di metodi a rischio di sostenibilità.

Sono pertanto necessari nuovi studi per trovare alternative che incoraggino il ricollocamento volontario delle popolazioni Maasai al di fuori della riserva naturale,alternative che siano comunque in linea con le norme e le convenzioni internazionali, tutto questo perché le politiche attualmente applicate non falliscano generando da una parte tensioni e aree di conflitto dall’altra sindrome di dipendenza dai sussidi e sostegni statali.

La missione raccomanda infine:

un programma di controllo della crescita della popolazione e il controllo delle nascite attraverso:

  • la pianificazione familiare,
  • il ricollocamento della popolazione Maasai fino alla completa evacuazione prevista per il 2028,
  • l’invito a contenere l’immigrazione dai territori limitrofi a quello del NCA,
  • il divieto di pascolo nei crateri di Ngorongoro,Ampakai e Olkati.

Considerati i mutamenti climatici degli anni a venire deve essere infine preso in considerazione l’impatto sull’ecosistema per gli animali di allevamento e  per quelli selvatici e pertanto deve essere fatta una valutazione complessiva sull’accesso all’acqua e alle altre risorse.

A proposito del rapporto di questa missione sono usciti alcuni articoli in cui alcune organizzazioni internazionali si sono schierate a difesa delle popolazioni Maasai, riportando interviste anonime di membri di questa comunità preoccupati per il futuro delle loro famiglie e delle loro tradizioni.

Sono interviste reali, fatte a persone (poche) che non condividono le linee intraprese dal governo e che proprio per queste dichiarazioni possono essere soggette a ritorsioni e a rappresaglie poiché la Tanzania è una Repubblica democratica africana e in quanto tale troppo spesso la libertà d’opinione e di espressione vengono messe a tacere con metodi barbari.

Il governo tanzaniano è molto attento alla gestione delle popolazioni autoctone preoccupato quasi esclusivamente dei risultati elettorali. La stragrande maggior parte dei Maasai è a favore del partito al governo e continuerà ad esserlo perché le loro comunità ne ottengono molti vantaggi diretti e indiretti che nulla hanno a che fare con la conservazione delle tradizioni culturali e la sostenibilità degli aiuti ricevuti.

Non ci sono, come può sembrare dalla lettura delle dichiarazioni di queste organizzazioni internazionali, profughi Maasai, ognuno ha ricevuto la propria buonuscita, ognuno ha ricevuto un altro appezzamento di terreno dove spostarsi ed ha accettato.

Sono stati raggirati? Si sono fatti comprare? Probabilmente sì. 

In Africa, molti non lo sanno, il diritto umanitario e la salvaguardia delle tradizioni delle popolazioni autoctone valgono quanto un due di spade quando la briscola va a bastoni perché il diritto umanitario vigente è quello africano, non certo quello dell’Onu e delle organizzazioni che dipendono da essa.

Il resto sono chiacchiere da occidentali, una partita ad un gioco di cui conosciamo poche le regole. 

La settimana scorsa ho ricevuto delle immagini e dei video che testimoniano quanto sta accadendo in questi giorni in Tanzania e di cui nessun giornale o telegiornale  sta parlando.

Me ne sono occupato in questo articolo che, vivendo in Tanzania, non avevo avuto il coraggio di pubblicare ma che ora sento più attuale che mai.

Più di 150000 Maasai di Loliondo e Ngorongoro hanno manifestato contro lo sfratto dalle terre in cui vivono sfratto gestito da parte del governo tanzaniano e finalizzato all’istituzione di una riserva di caccia di lusso che apparterrà ad un privato che successivamente utilizzerà quei luoghi come un tiro al bersaglio per animali allevati in cattività.

I Maasai vivono in queste terre da tempo immemore, le conservano e ne rispettano le regole, prima che nascesse un governo, prima delle organizzazioni internazionali, prima perché è la loro terra.

Lo scorso 8 giugno 700 agenti delle forze dell’ordine tanzaniane sono arrivati nella riserva di Loliondo per cacciare i Maasai dalle terre che hanno abitato da sempre.

Il 10 giugno di fronte ai manifestanti hanno sparato sulla folla. Ci cono stati 30 feriti ed un morto.

Anche questa è Africa.

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